In trent’anni abbiamo imparato a essere orgogliosi dei nostri ragazzi, delle 250 borse di studio, di 55 pubblicazioni, 152 concerti gratuiti, del nostro pubblico, del nostro lavoro, di chi ci è accanto; quando ho fondato la De Sono nel 1988, non avrei mai immaginato di arrivare a festeggiare con un concerto i 30 anni di attività. Un fondamentale supporto venne da Luigi Nono, a cui devo tanto, e dal musicologo Giovanni Morelli.  Entrambi mi aiutarono a delineare lo statuto dell’Associazione, focalizzando le attività in tre direzioni fondamentali: sostegno al perfezionamento dei giovani musicisti, attività concertistica a ingresso gratuito con i borsisti dell’Associazione e pubblicazione di tesi universitarie in musicologia. Le risposte dal territorio arrivarono subito, grazie soprattutto alla collaborazione con Marco Rivetti, all’epoca alto dirigente di GFT, e con Umberto Agnelli, mio sostegno tangibile dal punto di vita morale ed economico.

 

Non solo la quantità di richieste da parte dei giovani diplomati mi incoraggiò a continuare, ma anche il sostegno venuto da soci, amici e sponsor mi ha aiutato a rendere possibile questo sogno su ampia scala. I numeri lo dimostrano: 250 borse di studio, 152 concerti (compreso quello di questa sera) e 35 dissertazioni date alle stampe. Oggi l’attività è cresciuta in tante altre direzioni, e in collaborazione con partner illustri: in particolare mi preme ricordare la sinergia avviata nel 2012 con la Fondazione Renzo Giubergia per un premio annuale e concerti in luoghi poco esplorati del territorio, e il progetto di educazione all’ascolto “Note di classe” realizzato con la Fondazione Agnelli nelle scuole secondarie di secondo grado; perché – soprattutto oggi – è importante formare buoni musicisti, ma è altrettanto necessario formare buoni ascoltatori. 

 

Dieci anni fa, in uno scritto di mio marito Oddone, confessai tutto il mio attaccamento alla De Sono con queste parole: «Sento che l’Associazione è il mio doppio. Non quello oscuro, sotterraneo, l’anima buia e tenebrosa indagata da Agostino e Dostoevskij. No, la De Sono è il mio doppio in luce, l’altro io emerso ed emergente tutte le volte che un o una giovane musicista entra nel mondo della musica con l’aiuto che la sua fatica gli ha meritato». Oggi continuo a pensarla così, ritenendo la De Sono un dono, che mi ha in parte restituito qualcosa che la vita mi ha tragicamente tolto. La forza di andare avanti mi è sempre venuta dai ragazzi che abbiamo sostenuto, e con cui continuo a dialogare a distanza di anni.

Francesca Gentile Camerana
Direttore artistico